CASSAZIONE: STOP ALL’ASSOLUZIONE PER I MEDICI CASO CUCCHI
di Roberto Fiordi
La Cassazione annulla la sentenza d’Appello bis che il 18 luglio scorso, al termine del secondo processo d’appello, aveva assolto i 5 medici dell’ospedale Pertini di Roma dal capo d’imputazione per omicidio colposo ai danni del (all’epoca dei fatti) 32enne Stefano Cucchi. Perché si parli di giustizia pulita quante cose sarebbero da rivedere nell’ordinamento giuridico e penitenziario e anche all’interno delle carceri stesse…
Troppe cose non vanno all’interno del nostro sistema carcerario. Troppe sentenze giudicate incoerenti. Troppa violenza nei penitenziari, anche da parte di chi dovrebbe essere lì a reprimerle. È proprio il caso di Stefano Cucchi, un giovane geometra romano pescato in possesso di stupefacenti, nel momento che li stava vendendo. Fu portato in caserma da dove non è mai più uscito in condizioni sane.
La gravità del suo reato è tanta, ma pagarla con la vita è troppo.
È il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, che sul caso della morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre del 2009 durante la custodia cautelare, ha sostenuto: «Ci sono state una serie di responsabilità gravi, da chi doveva vigilare ed invece ha maltrattato, a chi doveva curare e non lo ha fatto come andava fatto»
Pare infatti che il giovane abbia subìto in cella seri pestaggi da parte delle guardie carcerarie senza che fossero state prese in seguito adeguate misure sui responsabili di tanta accanita violenza, che ha portato il ragazzo alla morte.
Il Pg Antonio Mura si è sentito in dovere di criticare la sentenza della Corte di Cassazione di Assise di Appello di Roma del 2016, per non aver fatto fino in fondo quanto gli era stato affidato dalla Suprema Corte. Il Procuratore Generale condanna di non aver accertato il collegamento che ci poteva essere fra la morte del geometra romano e le mancate cure da parte dei medici dopo che questi era giunto all’ospedale Pertini di Roma in condizioni già critiche.
Stefano Cucchi sarebbe giunto all’ospedale stremato, con evidenti ecchimosi agli occhi e alle gambe, decisamente sottopeso e con fratture in più parti del corpo. È chiaro che tutte quelle cose non sarebbe stato in grado di procurarsele da solo, anche se fino a prima di questo secondo processo d’appello, per la legge di questo Stato, si era trattato di un ragazzo capace di lacerarsi da solo, al punto di procurarsi la morte.
Finalmente pare essersi frantumato quel castello fatto di menzogne, omertà e ipocrisia che per 7 lunghi anni, 5 mesi e 28 giorni, e cioè dal giorno del decesso di Stefano, ha fatto da scudo ai probabili protagonisti della vicenda, all’interno di uno sviluppo giudiziario impensabile e inaccettabile. La dicitura Tutti Assolti, aveva fatto indignare l’opinione pubblica.
Tutto ebbe inizio la notte fra il 15 e il 16 ottobre 2009, quando il giovane venne fermato dai carabinieri, subito dopo essere stato visto consegnare a una persona alcune confezioni in cambio di soldi. Si trattava di confezioni di droga. Fu condotto in caserma, fu perquisito e gli furono trovate addosso alcune quantità di stupefacenti. Venne presa per lui la decisione per la custodia cautelare.
Il giorno seguente venne processato per direttissima, ma diversamente dalle condizioni di salute della sara avanti, Stefano si presentò in aula con evidenti ematomi agli occhi, difficoltà nel parlare e nel camminare. Ma non disse niente di cosa gli era capitato, neppure a suo padre lì presente. Il giudice stabilì per lui una nuova udienza da celebrare qualche settimana dopo e inoltre che doveva rimanere in carcere.
Ed è proprio lì che le sue condizioni di salute sono poi peggiorate in modo precipitoso. In pochissimi giorni, il suo già esile peso da 43 chilogrammi su 176 cm di altezza era scesa a 37. Secondo lo studio svolto dai medici per i diritti umani (Medu), Andrea Barbieri e Massimiliano Aragona, è stato ipotizzato che la morte del giovane sia avvenuta in conseguenza dell’aggressione, in quanto Cucchi potrebbe avere sviluppato una grave reazione psicopatologica post-traumatica, che lo possa aver portato a un ulteriore deperimento del corpo, fino ad arrivare alla morte.
A distanza di tutti questi anni, l’ipotesi di omicidio è stata finalmente ammessa anche dalla magistratura, e questo anche grazie alla caparbietà dei familiari del povero Stefano che non si sono arresi di fronte a sentenze molto discutibili. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e il pm Giovanni Musarò, al termine dell’indagine bis su questo caso, hanno accusato tre carabinieri di omicidio preterintenzionale.
Per quanto invece riguarda i camici bianchi accusati dell’omicidio del geometra romano, per i quali la Corte di Cassazione ha annullato l’assoluzione del reato, nonostante la possibilità che potrebbero avere di far cadere in prescrizione le accuse, è una possibilità concreta che non si avvalgano di tale diritto. I loro legali sostengono che saranno cose che valuteranno con cura.