INDAGATA RICERCATRICE UNIVERSITARIA LIBICA A PALERMO. FACEVA PROPAGANDA PER AL QAEDA SUL WEB
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di Roberto Fiordi (12/03/2016)
Si tratta di una notizia risalente a dicembre del 2015 quella di una 45enne libica, che da tre anni vive nel capoluogo siciliano, ed è indagata dai pm di Palermo per istigazione a delinquere in materia di terrorismo.
Sembra infatti che la donna, Khadgia Shabbi, questo è il suo nome, fosse in contatto con diversi foreign fighters (combattenti stranieri) e facesse propaganda a favore di Al Qaeda sul web.
La donna è una ricercatrice di Economia all’ateneo palermitano e riceve un assegno mensile di 2000 euro dall’ambasciata libica. Le indagini si stanno concentrando anche su quel giro di soldi, che potrebbe riguardare una rete terroristica dislocata non solo in Sicilia.
Dopo diversi mesi d’indagini su Shabbi, la polizia ha accertato i contatti che aveva con due combattenti stranieri, uno in Belgio e l’altro in Inghilterra.
La 45enne libica, avrebbe cercato di pianificare l’arrivo in Italia di un suo cugino, che però è morto in Libia in uno scontro a fuoco. Avrebbe inviato anche diverse somme di denaro in Turchia.
Era in contatto con alcuni terroristi dell’organizzazione Ansar Al Sharia, che opera in Libia. Aveva un nipote che è morto come “martire” dell’Isis. Sembra che la ricercatrice fosse anche imparentata con esponenti di un’organizzazione terroristica coinvolta nell’attentato all’ambasciata americana in Libia nel 2012.
Sembra inoltre che nei social network abbia fatto propaganda jihadista, e che su Facebbok abbia creato una pagina dedicata alla jihad. Nel suo appartamento sono stati inoltre rinvenuti video, volantini, manuali di istruzione e immagini, tutto materiale che aveva come obbiettivo quello di arruolare nuovi militanti dello Stato Islamico.
La Procura di Palermo, certa di aver raccolto prove sufficienti per confermarne l’arresto, ha eseguito un ordine di custodia cautelare in carcere per Shabbi con l’accusa di istigazione al terrorismo. Ma a seguito della convalida del fermo, il giudice delle indagini preliminari di Palermo, ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in carcere, perché ritiene che non sussisterebbe il pericolo di fuga e ha disposto soltanto l’obbligo di dimora.
La scelta del gip non ha fatto, però, che aprire uno scontro fra la Procura e il Tribunale in quanto secondo la Procura i rischi di pericolo di fuga da parte della donna sussistono e come, ma il giudice resta fermo nelle proprie decisioni.
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