Intervista a Ninfea: “La chiave è godersi il viaggio, rimanendo fedeli a noi stessi”
Ciao Ninfea, come stai?
Ciao! Molto bene, grazie!
Il tuo EP racconta il passaggio tra chi si era e chi si vuole diventare. Quanto è stato difficile per te affrontare questo cambiamento?
Devo dire che per quanto nella vita quotidiana il cambiamento possa incutere in noi del timore, per l’incertezza di lasciare ciò che conosciamo, andando incontro ad accogliere il nuovo, nella musica la vivo molto più serenamente. Ogni passaggio è come una scoperta di diverse sfumature, che mi appartengono, ed è proprio grazie a questi cambiamenti che mi permetto di incarnare chi voglio essere senza limiti.
Anche perché non possiamo pretendere di rimanere uguali a vita, ogni giorno cambiamo, e nel mio caso la mia musica con me.
I tuoi testi parlano di crescita e consapevolezza. Qual è il brano che più rappresenta la tua evoluzione artistica e personale?
La title track “Oltremare”. È stato il viaggio dentro me più profondo dell’EP.
“Oltremare” è anche un viaggio interiore molto personale. Quanto c’è di autobiografico nelle tracce dell’EP?
Più di quanto possiate immaginare. Io prima ancora di sentirmi una cantante mi definisco una cantautrice. Ho iniziato prima a scrivere e poi a cantare…e da autrice dei miei brani posso dire che sono tutte tracce molto sentite e vissute in qualche modo sulla mia pelle.
Oggi molti giovani si sentono sospesi tra sogni e incertezze, un tema centrale nel tuo progetto. Credi che la musica possa essere uno strumento per dare loro forza?
Diciamo che la musica stessa può rappresentare per molti musicisti, cantautori e cantanti il sogno della propria vita tanto quanto la più grande incertezza, o perlomeno agli inizi e per molti è così. Perché vista dagli occhi di chi come me ne vuole fare un lavoro e paragonata a qualsiasi altro mestiere, prendiamo per esempio il medico o l’avvocato, per quanto siano anch’essi siano percorsi caratterizzati da sudori, fatiche, salite e discese e porte in faccia… sai che arrivati a un certo punto, alla conclusione del ciclo di studi in un modo o nell’altro potrai lavorare in ambito medico o giuridico. Con la musica, invece, nonostante fatiche, cicli di studio conclusi, masterclass continue e gavette nei locali, su palchi, nulla può con certezza garantire una retribuzione tale da poter vivere solo di quello. Perché, in qualche modo, non dipenderà solo da noi o dalla nostra musica fare una carriera, ma bisogna fare i conti con i numeri, l’hype, che l’industria discografica oggi richiede tra i requisiti oltre alle vere doti. La stessa che oggi sembra andare a 3 mila, non c’è il tempo di capire i trend, le tendenze, che emergono da questi social, che già ne nascono dei nuovi. Bisogna saper stare al passo anche con essi, se ci si vuol incanalare in una certa direzione. E altrettanto saper valutare e decidere se ne varrà davvero la pena scendere a compromessi, come magari prediligere un genere o linguaggio musicale piuttosto che un altro.
E secondo me in tutto questo caos, la chiave è godersi il viaggio, rimanendo fedeli a noi stessi. La nostra essenza saprà guidarci nel miglior modo e nella miglior direzione per noi e la nostra musica.
Cosa ti auguri che chi ascolta il disco porti con sé dopo averlo vissuto?
Di non aver paura di fare quel viaggio interiore che poi porterà a una maggiore consapevolezza delle cose che più ci fanno male e di quelle invece che ci fanno bene, così come di noi stessi. In quanto questa consapevolezza sarà la prima chiave per aprire la serratura che porta alla porta della libertà.
Hai già in mente progetti futuri?
Continuare a crescere artisticamente e personalmente, scrivere, scrivere, scrivere, studiare ogni giorno la mia voce e NON mollare MAI! Perché a prescindere dai risultati, la maggior parte degli artisti che fanno musica creano prima per loro stessi, poiché è la nostra forma di comunicare, guarire. E così è per me.