La facilità di uccidere senza valida ragione. La Cassazione conferma la condanna per omicidio volontario
Prato 29/04/2020 – Il rifiuto di bere qualche altro bicchiere di vino fra amici, portò un uomo alla morte. Una banale lite sfociata in tragedia, è quanto accadde la notte di Pasqua del 2016 fra connazionali marocchini ubriachi: la vittima aveva sessantaquattro anni, il carnefice ventotto. La Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 2 mesi di reclusione per omicidio volontario all’assassino.
La notte in cui avvenne l’omicidio, i due uomini si trovavano ai giardini di via del Campaccio, dov’erano soliti ritrovarsi in compagnia di altri conoscenti, a consumare alcol. Dopo un acceso diverbio, l’omicida si scagliò contro il sessantaquattrenne colpendolo con il gesso che portava al braccio, per poi finirlo a suon di calci. Nel gruppo c’era anche una donna italiana che aveva relazioni con la vittima, la quale tentò di fermare la furia omicida, ma anche lei finì col trovarsi aggredita dall’assassino.
Il corpo della vittima fu ritrovato poi in un lago di sangue con il volto così tumefatto al punto di essere irriconoscibile. Anche il suo corpo era completamente ricoperto di percosse e di fratture. Gli agenti, a distanza di poche ora, riuscirono a rintracciare e a fermare l’assassino che dopo qualche giorno confessò.
Dinanzi a tanta disumanità c’è da domandarsi se ciò fosse accaduto per ragioni legate alla loro cultura, all’eccessivo uso che avevano fatto dell’alcol, oppure alla situazione in cui certe persone si ritrovano a vivere, sempre ai margini della società.