L’IRAN HA OTTENUTO LA LICENZA DI RIENTRARE NELLA COMINITÀ INTERNAZIONALE
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di Roberto Fiordi 23/01/2016
Sabato 16 gennaio 2016 è stata una giornata che ha visto Vienna tramutarsi in altare per far convenire a nozze l’Iran e la Comunità internazionale dopo un divorzio durato ben tredici anni, a seguito della divulgazione di notizie, avvenuta nel 2002 da parte del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, a riguardo dell’impianto nucleare di Arak, e sulla produzione di carburante a Natanz, mediante la diffusione di un sito, che ha fatto ben pensare alla Comunità che l’Iran avesse tutta quanta l’intenzione di produrre e sviluppare armi atomiche. Dopo una serie di mancate negoziazioni fra Teheran e l‘Agenzia internazionale per l’energia atomica, il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, il Segretario di stato statunitense, John Kerry e l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, hanno posto le rispettive firme sull’accordo che prevede la rimozione delle sanzioni internazionali applicate all’Iran, dietro trattative sancite a luglio del 2015 con i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, e Francia) e più la Germania che prevedono l’imposizione di limiti e controlli internazionali sul programma nucleare iraniano.
Nonostante si sia trattato di un grande giorno quello che si è presentato all’Iran con la risoluzione all’embargo, sembra, però, non aver prodotto forti manifestazioni di esultanza fra connazionali, da un lato perché il popolo iraniano è un popolo prettamente paziente e prima di esultare vuole attendere gli sviluppi, d’altro per il risentimento di quella fascia conservatrice ancora legata all’ex presidente Ahmadinejad e che continua a non riconoscere la vittoria di Rouhaini, vedono questa intesa come il funerale del nucleare; perlomeno è quanto scrive il giornale conservatore Vatan-e Emrouz.2
Gli accordi previsti tra Washington e Teheran hanno previsto lo scongelamento all’Iran di miliardi di dollari da conti esteri, lo scambio di prigionieri e l’impegno da parte della Repubblica Islamica di fare l’acquisto di ben 114 aerei di linea dal colosso europeo Airbus.
Il ritorno a pieno titolo sulla scena dei mercati petroliferi e dell’economia internazionale da parte dell’attore Iran, potrebbe sconvolgere gli equilibri geopolitici di quelle regioni, perché i tradizionali alleati statunitensi nel Medio Oriente stanno strepitando di fronte a tale fenomeno, c’è in ballo la lotta per la supremazia regionale fra sciiti dell’Iran e sunniti dell’Arabia Saudita e della Turchia. Anche Israele tira fuori la testa e manifesta preoccupazioni nel reinserimento della Repubblica Islamica nella Comunità Internazionale. Non nasconde che l’intesa nucleare con l’Iran, che se pure ha tagliato fuori Teheran per tutto questo tempo, non garantisca in maniera sufficiente la chiusura da parte dell’interessata a un ambizioso programma militare.
In Occidente il termine delle sanzioni internazionali all’Iran non può che prevedere un forte aumento di domanda, essendo il mercato iraniano assetato di tutto e l’Italia potrebbe anche diventare una delle maggiori sorgenti. Inoltre è previsto che nel giro di qualche settimana avvenga un’inondazione del mercato petrolifero da parte dell’Iran, con un’offerta che prevede almeno mezzo milione di barili aggiuntivi al giorno. Da questi dati le aspettative sono quelle che il prezzo del petrolio subirà ulteriori ribassi, ma se anche ci possiamo trovare di fronte a una notizia al quanto positiva, specie per i paesi importatori come quelli europei, nei dati di fatto non lo è, e questo perché i paesi importatori ricavano una generosa parte delle loro entrate fiscali dalla tassazione del greggio, legata al prezzo di mercato. Ad allarmarsi per questo fatto sono anche le i Paesi produttori, che si vedono le Borse punirli con forti ribassi.
1. Immagine fonte google
2. Corriere della Sera