CRONACA

MAFIA CINESE? STUPEFACENTI E FORSE REGOLAMENTO DI CONTI I PESTAGGI ACCADUTI IN QUEST’ULTIMI GIORNI A DUE CINESI. CI PUÒ ESSERE UN COLLEGAMENTO

Prato 09/12/2017 – È la pista che i carabinieri del Nucleo investigativo di Prato stanno seguendo. Dopo il maxi sequestro di stupefacenti avvenuto verso la fine del mese scorso e le 2 aggressioni ai danni di 2 cinesi avvenute in questi ultimi giorni, il sospetto è, non soltanto che ci possa essere un collegamento fra loro, ma persino che si possa trattare di “mafia cinese”. 

Per adesso le indagini non danno nessuna certezza, ma ci sono cose ben precise che gli investigatori stanno valutando: stessa modalità d’agguato e in nessuno dei due casi è stato sottratto qualcosa alla vittima, nonostante si trovasse in possesso di oggetti preziosi oltre che al denaro.

Si fa largo l’ipotesi di un regolamento di conti fra bande rivali, dove alla base di tutto ci potrebbe essere il traffico di droga e/o il gioco d’azzardo. Ed è lo stesso Aldo Milone, capogruppo di Prato Libera e Sicura a parlare di mafia cinese, sostenendo che all’interno della comunità cinese ci possa essere una vera e propria organizzazione a delinquere pronta a intervenire quando ce ne fosse bisogno.

«Fino a qualche anno fa», ha detto lui stesso, «in tanti affermavano che l’unico problema creato dai cinesi fosse di tipo economico, ma col passare del tempo le cose sono cambiate. Ritengo», ha aggiunto inoltre, «che i 2 fatti di sangue vadano valutati con molto scrupolo ma non temo la sottovalutazione delle forze dell’ordine».

Le dichiarazioni di Milone sono dunque andate dritte verso il primo cittadini di Prato. «Evito di chiamare in causa il sindaco Biffoni perché sarebbe come sparare sulla Croce rossa», pare che abbia voluto sottolineare. «Ha voluto tenere per sé la delega alla Sicurezza e la città può constatarne i risultati. Per usare un eufemismo, è stato come far guidare una Ferrari a chi, al massimo, è andato solo in bicicletta. Per concludere, credo che Prato, oltre a perdere completamente il distretto tessile, avrà una nuova mafia, per la verità già presente, che sostituirà anche le nostre organizzazioni mafiose».

Mafia straniera – Tuttavia, riporta Ofcs Reportr, stando ai rapporti della Dia (Direzione investigativa antimafia) e della Scico (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata), Lazio, Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia sono le regioni italiane che hanno un denominatore comune che si chiama mafia cinese. La “quinta mafia italiana, particolarmente presente a Roma, Napoli, Firenze,  Milano, Padova e a Prato

La testa  del dragone nel nostro Paese ha trovato un vero e proprio terreno fertile per seminare  loschi investimenti, accompagnati pure da strategiche alleanze con le nostre mafie.

La situazione della provincia di Prato è precipitata in tutti i fronti: il tessile, purtroppo, oramai non è più una risorsa come lo era 30 anni fa, Prato è fra le capitali italiane dove lo spaccio di stupefacenti è più diffuso, Prato è una città dove il controllo sull’immigrazione pare essere molto basso e per finire, almeno per adesso, ci mancava che fosse anche terreno spianato per la mafia cinese.

Sarebbe indispensabile cambiare molte cose, forse partendo proprio dai vertici che la guidano.